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Pensieri e parole in ordine rigorosamente sparso
sentimenti
8 aprile 2009
Di incomprensibili tristezze
In questi giorni le cronache ci raccontano un dramma molto più grande, collettivo, che coinvolge migliaia di persone ed emoziona, scuote, angoscia tutti.
Eppure io sono rimasta molto più colpita da un’altra notizia, più piccola, molto personale, ma ugualmente drammatica. Se non di più.
Perché è la storia di una solitudine, di un male sottile, sconosciuto ai più e difficile da capire. Un male che non si vede, che non si spiega, che non si capisce e forse non si vuole neanche capire.
Unamadre ha ucciso il suo bimbo, di un mese, annegandolo nella vasca da bagno. Una donna normale: 37 anni, maestra di asilo, una figlia più grande, un marito, un n uovo bimbo appena arrivato a riempire ed allietare la vita. Una vita felice. E allora perché?
Il perché si chiama depressione post partum e chi non ci è passato, non può capire. Un male sottile, subdolo, un malessere immotivato, una tristezza che ti riempie dentro, ti annienta e a volte ti fa perdere il senso. Un male personale, intimo, assurdo, che non sai comunicare, perché non riesci a spiegarlo neanche a te stessa. Che ti fa sentire sola, sola, sola. E ti senti ancora più stupida, perché dovresti solo essere felice, perché pensi che sei tu che sei sbagliata, perché ti senti crudele, perché non ti riconosci più, non ti piaci più.
Eppure, la mente è strana, apparentemente illogica.
E io, che sto bene, che mi sono ri-immersa nella mia vita piena, che ho riacquistato anche quell’identità che avevo congelato per alcuni mesi, che sorrido felice anche mentre corro. Io, stamattina non riesco a fermare le lacrime.
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